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Le umane emozioni: uno psicodramma

07-25-2022 20:19

Silvia Selviero

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Le umane emozioni: uno psicodramma

Tempo di lettura 11'

“Te lo prometto, Attivista, risolveremo il tuo problema entro l’alba. Basta che ti affidi a me.”

“E tu chi saresti?”

“Il tuo mondo onirico.”

“… Ah, perfetto. E io che credevo di dover dare retta alla mia testa per partorire una soluzione!”

“Chi ti dice che la tua testa non abbia posto qui dentro? Niente polarizzazioni, nella vita abbiamo bisogno tanto dell’intelletto e del mondo della veglia quanto dell’immaginazione e del mondo dei sogni. Entrambe le sfere si influenzano in continuazione. E questa unione può giovarti in maniera incredibile quando ti impegni per una causa in cui credi.”

“Non ti seguo. Io sono andatə a dormire chiedendomi con che faccia avrei scritto un articolo su come usare le emozioni nell’attivismo, in un mondo che vede il distacco come oggettivo e le emozioni come l’annegare in un bicchiere d’acqua e perdere credibilità di fronte alla controparte. E adesso mi ritrovo un emissario di Morfeo che cerca di aiutarmi? Per un confronto che di solito ho da svegliə?”

“Chiamami emisfero destro, se vuoi, o Emissario, o in qualunque altro modo. Io sono qui a spiegarti che mi si fraintende dall’epoca di Cartesio.”

“In che senso?”

“Lascia fare a me qualche domanda. Silenzio. Che cosa vedi?”

“… Un mondo di pagine. Siamo in un libro, mi sa.”

“Esatto. Riesci a leggere il titolo?”

L’errore di Cartesio, di Antonio Damasio. Qui dice che sia un testo cruciale per le neuroscienze, tanto che su Tlon l’hanno citato varie volte, e anche Maura Gancitano ha basato parte di un suo workshop su di esso.”

“E come si chiamava il workshop?”

“… L’arte dei sentimenti! L’autrice di questo articolo c’è andata, a Napoli!”

“Esatto, era quasi quattro anni fa. Che cosa senti, da parte dell’autrice?”

“Sento che le sia piaciuto molto… che le abbia dato delle risposte su quesiti su cui si arrovellava da secoli, e che deve anche a questo workshop l’averci messo a discuterne nell’articolo.”

“Bene. Adesso spiegami a ruota libera cosa sostiene Damasio.”

“È stato uno dei primi neuroscienziati a mettere in discussione la separazione drastica tra emozioni e intelletto che da secoli caratterizza l’Occidente – e che ha dato origine pure al principio di separazione, frettolosamente bollato come maschile-raziocinante e da tempo immemore preferito, all’opposto del cosiddetto principio di unione femminile-emotivo, di cui parla anche Erich Fromm in L’arte di amare… altro grande libro nella vita dell’autrice! Aspetta, riesco a vedere… un uomo. Occhialuto, scuro di capelli, rugoso… è proprio Fromm! Mi sta dicendo che al giorno d’oggi essere una persona emotiva è diventato sinonimo di essere squilibrata e inaffidabile. Un suo aforisma che ricordo bene…”

“Non ti distrarre. Qualunque personaggio ti si avvicini devi rimanere sul testo. Sennò vai in overthinking e lo attribuiranno maldestramente all’aver ascoltato me, e col cavolo che porterai il messaggio a cui tieni.”

“Ok. Torniamo a Damasio. Nel testo ha scritto che le emozioni abbiano un valore cognitivo essenziale, anche osservando il loro ruolo nel funzionamento anatomico del sistema nervoso centrale, e che non siano solo “utili” dal punto di vista psicologico. Questo significa che mente ed emozioni non sono nemiche, ma cooperano insieme anche nell’agire razionale. Per arrivare a questa tesi parla di studi compiuti sul campo. Cita il caso di Phineas Gage, denominato anche American Crowbar Case e discusso da oltre un secolo. Nell’estate del 1848 era a capo di un’impresa edile e subì un grave incidente sul lavoro. Una barra di ferro lunga 110 cm gli forò il cranio! Ti rendi conto? Attraversò scatola cranica e parte frontale del cervello, uscendo dall’altra parte! Mamma mia, e lui è sopravvissuto… peccato che il danno che ha riportato alla corteccia cerebrale prefrontale, secondo John Harlow, fosse collegabile al brusco cambio di personalità che ne seguì. Gage, da uomo beneducato, gentile e ligio al dovere, divenne insolente, eccentrico, incapace di pensare al resto della comunità e anche al suo stesso futuro. Il suo caso è stato ripreso nel corso del XX e del XXI secolo, sia per annoverare la teoria secondo cui il danno ai lobi frontali lo trasformò in un uomo diverso dopo l’incidente, sia per screditarla – perché una mistificazione del messaggio, che vede i lobi frontali danneggiati come causa della violenza, ha portato a glorificare la lobotomia manco fosse la panacea di ogni male prima della rivoluzione ‘antipsichiatrica’ degli anni Sessanta-Settanta. Comunque, a parte piegare studi neuroscientifici a una visione tanto estremista e retrograda, in linea di massima non ci sono dubbi: le lesioni di questo tipo possono portare a perdere il contatto col proprio mondo emotivo! Pensiamo al caso degli psicopatici!”

“Bravə, Attivista, io qui ti volevo. Cosa s’è visto, di loro, dagli scan al cervello?”

“Che la loro amigdala, la parte del cervello deputata a processare le emozioni più alte, sia severamente danneggiata. Talvolta ci nascono, talvolta si riducono così per dipendenze come alcool e droga, o incidenti simili/diversi da quello di Gage, ma di fatto li rende… gli unici esseri umani sulla faccia della Terra a essere fatti di sola logica. E come tali sono… molto pulsionali? Avrei detto il contrario!”

“Perché anche tu confondi logica e raziocinio. Comunque, questo chi lo dice?”

“… Robert Hare, il tizio di fronte a me. È uno psicologo forense. Sta dicendo di aver studiato il disturbo psicopatico di personalità da oltre vent’anni, e aver pubblicato, oltre a un libro illuminante chiamato Without Conscience. The Disturbing World of the Psycopaths Among Us, anche la Psychopathy Checklist, test che ha spopolato sia in ambito specialistico sia su Internet già negli anni Duemiladieci. Ha sottoposto quello stesso test al signor Albert Dunlap, un CEO della Silicon Valley noto per licenziare a sangue freddo e con grande gusto persone poco performanti per gli standard del posto di lavoro. All’epoca dell’intervista, Dunlap si faceva chiamare Al Motosega per il piacere estatico che aveva nel passar sopra ai sentimenti delle altre persone in nome del profitto, e s’era fatto i miliardi proprio perché il suo modo di agire tanto scevro dalle emozioni era ritenuto vincente da altri CEO attorno a lui. Dal test risultò chiaramente uno psicopatico: quel modus operandi così improntato al soddisfacimento dei suoi tornaconti, così pulsionale, mosso solo dalla logica, era del tutto coerente con un senso grandioso della sua importanza, egocentrismo sfrenato, mancanza di empatia, manipolazione, nessun rimorso per le sue azioni passate, e incapacità di avere emozioni, sentimenti, o di provare amore, che al massimo poteva fingere. Ovviamente la definizione non gli piacque, quindi se la rigirò dicendo che fosse solo un bravo boss – e definì ‘mentalità predatoria necessaria alla leadership’ la manipolazione cronica. Del resto, aveva pure la casa tappezzata di animali predatori impagliati, e due dobermann da guardia…”

“Ottimo. Cominci a capire il perché basarsi solo sulla logica sia controproducente nell’attivismo? E perché una persona come Vladimir Putin, che riesce a essere impassibile quando parla e freddo come l’acciaio, non sia quel che si dice un modello di virtù e lungimiranza per il suo Paese, a differenza di Alexandria Ocasio-Cortez e Jacinda Arden che invece alzano la voce, si arrabbiano, si commuovono, piangono, e prendono decisioni di gran lunga più efficaci? In ultima analisi: riesci a capire perché la società in cui viviamo si serva della logica per renderci schiav3, e glorificarla quando si fa attivismo significhi ripetere solo degli slogan alla cieca?”

“… Non del tutto, lo ammetto.”

“Non ti preoccupare. Adesso cambiamo panorama. Cosa è diventato, questo libro?”

“Un manuale. Dice che ‘logica’ viene da λογικός, e che designa la concatenazione delle idee, la coerente derivazione di un’idea dall’altra. Su di essa si basano le nostre pulsioni: pulsione viene da pulsio + onis, cioè scacciare. È la scintilla che divampa all’improvviso, lo stimolo di pancia che ti fa agire senza riflettere.”

“Per esempio, quando al Pride dell’anno scorso quella persona omobitransafoba ha cercato di darti un pugno, e tu volevi reagire d’impulso, restituendoglielo. La tua azione sarebbe stata la coerente derivazione della sua mancanza di rispetto. E cosa stavi provando, in quel momento? Dimmi.”

“Rabbia, senso di ingiustizia. Prima mi stavo godendo quel bel momento, poi è arrivata lei e mi ha ricordato che il mondo di cui faccio parte non mi difenderà oltre un certo limite… e quindi c’era anche invidia, perché sentivo che nella sua arroganza si stava prendendo uno spazio che non le competeva, che avrebbe dovuto essere nostro, tenerci al sicuro… c’era tristezza, dolore…”

“Tu stai usando il raziocinio, come l’hai usato allora, e dalle pulsioni sei passatə a descrivermi le emozioni che stavano dietro alla tua voglia di scagliarle un pugno. Qual è la loro etimologia?”

Ex + movere, cioè portare fuori da: in questo caso, dall’anima. Le emozioni sono i moti dell’anima. C’è anche scritto che le emozioni le ha la maggior parte degli esseri umani, ma si ferma qui. Il lavoro davvero importante, quello che anche nell’attivismo può fare la differenza, è usare il raziocinio per identificare anche i sentimenti che ci sono dietro… dice che dovremmo educarci ai sentimenti…

“E perché? Che vantaggi ne ricaviamo? Leggi.”

“Sappiamo cosa ci muove e perché ci muove. Sviluppiamo senso critico e autonomia di pensiero. Evitiamo di cedere alle polarizzazioni secondo cui solo l’intelletto o solo i sentimenti abbiano motivo di esistere, o un movimento culturale contrapposto a un altro anche se potrebbero essere entrambi ragionevoli. Abbiamo relazioni più forti e ferme perché sappiamo individuare cosa ci passi per la mente, per il cuore, e sappiamo verbalizzarlo. Sappiamo quando isolarci, quando proferire parola, quando alzare la testa, e la nostra autodeterminazione può essere messa al servizio di una comunità intera. I sentimenti, grazie all’integrazione del raziocinio, ci permettono di non essere indifferenti a ciò che ci accade intorno e a rispondere nel nostro personalissimo modo. Ci insegnano a non cedere all’apatia, all’incapacità di vivere appieno il rapporto con le altre persone. E tutte queste doti sono cruciali quando si vuol promuovere un cambiamento che vada oltre capitalismo, sessismo, omobitransafobia, classismo, antimeridionalismo, xenofobia e qualunque altra forma di discriminazione!”

“Non ti fa sentire orgogliosə sapere che tu hai dei sentimenti?”

“Sì. Mi rendo conto che se non ho scagliato quel pugno, quella volta, è perché ho capito che stavo provando senso di fallimento, disincanto pericoloso, avevo voglia di una rivalsa che ho trovato meschina, e non avrebbe giovato alle mie amiche. Si sarebbero spaventate dalle possibili reazioni sia mie sia di quella stronza. Ho empatizzato, mi sono chiestə che tipo di esempio volessi dare, come volevo condurre il resto di una giornata in teoria speciale. Ho lasciato perdere, e mi sono concentratə sul safe space che stavamo creando noi. E poi m’è passata… visto che di rado le emozioni durano più di qualche ora.”

“Hai preso decisioni migliori proprio grazie ai tuoi sentimenti, e questo ha significato avere tanto raziocinio.”

“Ma perché? Aspetta, leggo da qui… ratio + onis vuol dire ragionamento: esattamente ciò che ho fatto per individuare pulsioni, emozioni dietro alle pulsioni, e sentimenti dietro alle emozioni! Invece di intellettualizzare troppo la materia, l’ho sperimentata sul campo, e non l’ho confusa con l’essere logica! In sostanza, il raziocinio è la capacità di argomentare in modo equilibrato e coerente, e questo non vuol dire per forza gelido e distaccato! Anzi, abbiamo visto prima che osannare il distacco nella nostra epoca sia molto sospetto!”

“Questo però non deve farti saltare da un estremo all’altro. Ciò che devi capire è che, a prescindere dalle modalità comunicative, che si possono sempre affinare, e da quanto una persona abbia scritto in faccia oppure no quali sentimenti e quali emozioni stia provando, educarci a provarli, e a usarli consapevolmente, è la chiave per sfuggire a egocentrismo, vuoto esistenziale, cinismo e schiavitù agli stimoli della pancia.

“Infatti. Sento che permetterebbero anche di lagnarsi meno in maniera sterile e priva di sbocchi…”

“E non hai torto. Ma allora, perché quella faccia? Sento che sei sconfortatə, Attivista. Ho ragione?”

“Sì. Mi domando come potrà essermi utile in un mondo che continua a credere che se verso qualche lacrima, mi incazzo e pretendo giustizia per la sofferenza causata da esseri umani ad altri esseri umani io sia unə squilibratə che si invalida da solə le sue argomentazioni.”

“Prima di tutto, diffondendo questo sapere, facendo in modo che tocchi quante più persone possibile. Smuovendo le coscienze per creare una cultura condivisa. In secondo luogo, direi allenandoti a trovare le tue modalità espressive, e a incarnarle con orgoglio. Sapere cos’hai dentro, essere in grado di esprimerlo e agirlo per ciò che percepisci non sia solo il tuo bene, ti porta inevitabilmente a essere più forte. Nell’attivismo, come nella vita privata. Perché sei più presente a te stessə, e la presenza è molto meglio del carisma. Induce anche a manipolare meno, a fare meno errori di giudizio, e a lottare per una causa in cui credi a occhi ben aperti, senza che questo ti faccia chiudere il cuore.”

“Credo che gli errori li farò comunque, però. Se mi metto in testa di essere invincibile, solo per questo mio sapere, arriverò a un altro distacco narcisistico.”

“Mai detto che dovessi ritenerti invincibile. Stai comprendendo le infinite trappole dell’intellettualizzare troppo, quello di cadere comunque preda delle polarizzazioni.”

“Immagino di sì. Ogni volta che mi sento già arrivatə sono in errore. Sono parte del genere umano, non ne sono fuori, e devo allenare sempre i miei sentimenti. Un po’ come l’amore che, in quanto arte, richiede sforzo e saggezza. Il che si ricollega… al libro che l’autrice di questo articolo ha amato. Sì, adesso capisco… Ti ringrazio di avermi ispirato, emisfero destro, immaginazione, mondo onirico, o comunque ti chiami.”

“Bravə. E adesso svegliati. Passa all’azione.”


Fonti:

 

  1. A. DAMASIO, L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi 1995
  2. https://m.facebook.com/events/ambasciata/larte-dei-sentimenti-maura-gancitano-workshop-a-napoli/293150278182074/
  3.  E. FROMM, The Art of Loving, Harper & Brothers 1956
  4. https://www.mangiaviviviaggia.com/overthinking-4-modi-smettere-pensare-troppo/?fbclid=IwAR3DUOFgap-PeP0smLBh6c_aPuNLBCFheEiDljlRKn1XJS7aMYQYDKM7CoE
  5. Cfr. l’ampia letteratura accademica sull’American Crowbar Case: https://scholar.google.it/scholar?hl=it&as_sdt=0%2C5&as_vis=1&q=american+crowbar+case&btnG=
  6. Per una panoramica generale della rivoluzione antipsichiatrica, alla quale si consiglia di affiancare qualche informazione su Franco Basaglia per capirne i risvolti italiani: https://www.treccani.it/enciclopedia/antipsichiatria/
  7. Cfr. questo studio su PubMed sull’amigdala nelle persone affette da disturbo psicopatico di personalità: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21676597/
  8. R. HARE, Without Conscience. The Disturbing World of the Psycopaths Among Us, Pocket Books, 1993
  9. Qualche altra informazione su Al Dunlap e la psicopatia: https://www.fastcompany.com/53247/your-boss-psychopath
  10. https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/raziocinio/
  11. https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/emozione/
  12. https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/logico/
  13. https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/pulsione/
  14. Cfr. questo video di Tlon con un riassunto del perché un’educazione sentimentale serva: https://www.facebook.com/associazionetlon/videos/1138451182960976/
  15. Cfr. la differenza tra carisma e presenza: https://wikidiff.com/presence/charism

 

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