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Mi eri mancato così tanto

07-25-2022 19:07

Paolo Notarangelo

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Mi eri mancato così tanto

Tempo di lettura 8'

Nel 2020, nel periodo in cui di solito si tengono i Pride nelle varie città italiane, la destra italiana fece una grossa manifestazione a Roma contro le restrizioni emanate dal governo in quei mesi per contrastare la pandemia di Covid19. La maggior parte delle persone non indossava la mascherina, ed era il periodo in cui si cercava ovunque di sensibilizzare le persone ad evitare gli assembramenti. In quell’occasione a loro non fu mosso alcun rilievo ed è mia personale opinione che se al posto della suddetta manifestazione ci fosse stato il Pride, invece, sarebbe intervenuta la polizia. Tutto ciò, però, può solo confermare la necessità e l’importanza del Pride. Detto questo, quell’anno per tutelare la salute di tutti non vi fu alcun Pride in Italia, il virus aveva fermato la parata ma non l’orgoglio; infatti, nel mio piccolo sui social feci più attivismo rispetto al solito e parlai ad una video conferenza per psicologз spiegando la storia della comunità LGBTQIA+ e le origini del Pride. Non fare quest’ultimo fu come se al 2020 fosse mancato qualcosa, come, per un fuorisede come me, non poter tornare a casa per le feste di Natale. Mi portò una grande frustrazione, sentivo che la mia voce e quella della comunità, che per un giorno o un mese impugna con forza il microfono e chiede a gran voce di essere ascoltata, era stata zittita. A quel punto sperai nel 2021 di tornare alla normalità ma così non fu, perché la parata si svolse ma la maggior parte delle persone non erano ancora vaccinate e quindi sfilammo indossando la mascherina, senza carri, senza musica, con la voce attutita, con molta meno energia. Tutte queste motivazioni mi hanno fatto attendere con ancora più entusiasmo il Roma Pride di quest’anno, vi lascio poi immaginare il boost che mi ha dato la notizia che stavolta la madrina sarebbe stata Elodie e mai come quest’anno ho sentito risuonare dentro di me tutte le motivazioni che mi hanno sempre spinto a partecipare. L’esperienza del Pride è a dir poco unica, è raro avere la possibilità di essere se stessi senza essere giudicati, di ballare e protestare allo stesso tempo, e sentire che ciò che di discriminante e doloroso ti è stato detto e ti ha sempre buttato giù, per un giorno all’anno, diventa la tua forza. Sin dal mio primo Pride, vari anni fa, mi aveva colpito incrociare lo sguardo di qualcunǝ che sfilava con me e ricevere in risposta sorrisi ed accoglienza, poi dalle facce sorprese dei passanti che non partecipavano alla parata sentivo un’energia che mi spingeva a cantare, ballare e urlare ancora più forte. In quel momento mi resi conto per la prima volta che non ero solo, tantissime altre persone avevano fatto esperienze nella vita simili alle mie, lottavano e come me avevano il coraggio di amare. In mezzo a loro, con mia sorpresa, quegli occhi delle persone esterne, anche a volte giudicanti, non avevano più alcun effetto negativo su di me, niente mi avrebbe fermato. Percepivo addosso la forza e la volontà di chi da quella notte del 27 Giugno 1969 ha continuato ogni anno a marciare per la libertà di poter essere ciò che si è e si desidera essere. Da quel momento capii che avrei voluto tenere sempre stretta la mano del mio fidanzato, ovunque mi trovassi e davanti a qualsiasi tipo di sguardo avessi ricevuto in risposta. Lì ho cominciato a capire l’importanza del Pride, la necessità di essere presente per permettere a me e alle generazioni future di camminare per strada stringendo la mano della persona amata qualsiasi sia il suo genere, orientamento sessuale, colore della pelle e disabilità, qualsiasi sia la sua diversità e unicità.

Quest’anno non sapevo cosa aspettarmi. La parata sarebbe tornata a quella forza capace di riunire 600mila persone nella sola città di Roma a sfilare insieme come nel 2019, sorprendendo gli stessi organizzatori per l’incredibile affluenza? A quanto pare i vergognosi applausi in parlamento che hanno accompagnato il naufragio del DDL Zan e le continue dichiarazioni misogine, razziste e omofobe di certi politici hanno dato la carica per realizzare al Roma Pride 2022 una parata a cui hanno partecipato quasi 900mila persone, mostrando che tantз, tantissimз italianз sanno qual è la parte giusta della storia. È stato stupendo poter tornare e cantare, urlare e ballare; in un mondo in cui camminare tra una folla di persone può comportare spintoni, occhiatacce, gente nervosa e, per esperienza personale, se si tratta di tifo calcistico, anche pericolo per la propria incolumità, il Pride è la parata più ribelle e rivoluzionaria che ci sia. Neanche ai migliori concerti mi è mai capitato di trovarmi tra la folla e sentirmi a casa, sentire come se stessi camminando tra amici che si divertono, dove l’esuberanza e la diversità si guarda con ammirazione, dove si percepisce la gentilezza delle persone che ti circondano. Ero nel mezzo di centinaia di migliaia di persone che si muovevano, eppure ero tranquillo e mi godevo la sfilata dei carri. C’è stato un momento in cui per un attimo si è fermato  

 

il tempo, mi sono voltato e ho visto il Colosseo inondato dalla luce tramonto, con una marea infinita di persone ai suoi piedi, mi è sembrato che tuttз intorno avessero rallentato i loro gesti. Il vento, che ci aveva permesso di sopportare il sole e le alte temperature per ore, mi asciugava la faccia sudata, ho avuto il tempo di fotografare quell’istante nella mente e mi sono detto “quanto mi era mancato tutto questo”.

Ringrazio chi ha percorso queste strade in questa parata prima di me, chi ha lottato per i nostri diritti e ci dà ancora oggi l’opportunità di creare una connessione, un’eredità che ci faccia sentire che stiamo facendo la nostra parte, che siamo nel posto giusto al momento giusto. Il Pride ci rende una comunità e ci avvicina tuttз, nessunǝ esclusǝ, mostrandoci quanta forza ha l’amore in ogni sua forma. Come ci insegna Camilla Cabello ne La buena vida: “En la vida lo que importa es el amor que nos llena el corazòn, lo demàs viene y se va!”.


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