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Il potere sovversivo della parità

02-16-2022 15:25

Silvia Selviero

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Il potere sovversivo della parità

Tempo di lettura 12'

Fin da quando avevo dodici anni e guardavo The O.C. sentivo che qualcosa non andasse nel modo che avevano di inquadrare le donne. Per carità, aveva molte altre cose che non andavano, essendo una serie TV dei primi anni Duemila e imperversando all’epoca un postfemminismo atroce. (1) Ma se avessi dovuto dire cosa mi urtasse delle inquadrature sulle donne, avrei detto: “Sembra che esistano solo per fare sesso.” 
Avevo un sacco di altre cose da imparare, e probabilmente anche un po’ di sessuofobia interiorizzata ancora da smaltire, ma crescendo ci sono arrivata meglio quando ho scoperto il concetto di Male Gaze. Riassumendo ciò che la critica cinematografica e regista Laura Mulvey avesse detto in merito in Cinema e piacere visivo, il cinema e in particolare quello hollywoodiano mette in atto una vera e propria scopofilia; in termini meno psicoanalitici, le scene sono girate in modo da appagare il piacere erotico insito nel guardare. (2) È più che un appagamento dei sensi dato dall’estetica gradevole. È un modo di concepire riprese, inquadrature, posizioni e presentazione dei personaggi atto a soddisfare quel desiderio. Il punto è che il piccolo e il grande schermo più spesso che no danno per scontato che a guardare sia solo la fetta di pubblico che cercano di compiacere di più: quella fatta di uomini eterosessuali, cisgender, molto machisti e che vedono le donne come oggetti. 
Ed è qui che entra in scena il Male Gaze. 
Letteralmente lo “sguardo desiderante maschile” (ovviamente cisgender, eterosessuale e machista) è il tipo di sguardo che si può vedere nella maggior parte delle serie TV e nei film: quando si introduce un nuovo personaggio femminile, sia esso una comparsa o una donna dal ruolo chiave, le riprese partono dai piedi fino alla testa, soprattutto se sta camminando scosciata e con una bella scollatura (meglio ancora se al rallentatore, in modo da indugiare sul movimento delle parti sexy di lei e dare una sovraimpressione di sensualità).  Oppure, ancora, l’utilizzo estremo del close up sui loro corpi, in particolar modo su sedere, seno, cosce, piedi, labbra, fianchi, sovente accompagnato da una musica sensuale e facendo fermare la narrazione per permetterci di osservare. E poi c’è il concetto di sezionamento: spesso le donne nelle inquadrature iniziali sono mostrate senza testa, senza occhi, senza metà del volto, e se non lo fanno le inquadrature lo faranno le locandine e le foto promozionali. Esiste persino un intero Tumblr dedicato alla raccolta di poster con donne senza testa. (3)
Per dirla col regista Budd Boetticher, citato da Mulvey stessa nel suo libro: “Ciò che conta è quello che l’eroina scatena, o almeno ciò che lei rappresenta [agli occhi dell’eroe]. Lei è quella giusta, oppure [il Male Gaze] riguarda l’amore o la paura che ispira all’eroe, o la preoccupazione di lui per lei, che lo fa agire come viene mostrato. Di per sé, la donna non ha la benché minima importanza.” 
In tal senso, il Male Gaze rafforza il potere del patriarcato, incoraggia a schiaffare le donne principalmente in ruoli di supporto del protagonista maschile, e le piega a una narrativa eroica fatta di soli uomini cis etero. 
Non pensiamo per forza a Transformers e ai vari film di James Bond. Il Male Gaze è così subdolo e generalizzato da essere presente persino in prodotti destinati a un pubblico di donne (e spot pubblicitari che dovrebbero avere come target le donne, parafrasando Lorella Zanardo) (4), o in film dove le donne hanno una storia e una personalità complesse e sfaccettate, motivazioni altre rispetto all’avvantaggiare il protagonista, e talvolta sono esse stesse le protagoniste. Wonder Woman, per esempio, ancora nel 2012 era sì un’eroina con un carattere forte e una sua agency, ma veniva presentata attraverso il Male Gaze e, pertanto, come una cosa su cui sbavare. 
Voglio mettere in chiaro una cosa: non c’è nulla di male nel sesso e alcune delle scene più suggestive e memorabili del cinema avevano qualcosa di erotico. La scopofilia in certi casi è bella e senza dubbio è in parte connaturata agli esseri umani. Il problema, quindi, non sarà mai – e non deve essere – il desiderare un personaggio femminile o sottolineare che sia attraente agli occhi di un uomo. Ma il Male Gaze, per com’è strutturato, non è affatto innocuo. Come fa notare Emma nel graphic novel Bastava chiedere, (5) una ricerca dell’Università di Bruxelles del 2012 ha analizzato la maniera in cui il nostro cervello funziona quando deve riconoscere qualcosa. Mentre un oggetto viene riconosciuto tramite i dettagli che lo compongono, una persona la si osserva per come questi dettagli si compongono tra loro per formare un tutto. La ricerca ha riscontrato che quando guardiamo gli uomini pensiamo all’insieme, dunque li guardiamo come esseri umani, ma quando guardiamo le donne le scrutiniamo come degli oggetti. Con le persone ci si relaziona in uno scambio attivo, mentre gli oggetti li si utilizza in maniera passiva! 
Devo spiegare il perché una cosa del genere sia pericolosa quando bisogna rispettare il consenso di una donna? (6)
Devo spiegare che sia questo uno dei motivi per cui sul lavoro le donne vengano discriminate e uno dei primi commenti riguardi il loro aspetto fisico? Che sia richiesta quasi d’obbligo la “bella presenza” per un sacco di mestieri? 
Devo spiegare che, essendo il Male Gaze tanto pervasivo da venire anche interiorizzato dalle donne, sia questa la ragione per cui molte si mettono in competizione? O per cui percepiscono gli uomini come i giudici che devono premiare la più bella (7), o dissezionando i loro corpi e quelli delle altre persino se lesbiche? (8) O per cui sghignazzano o provano a fare finta di nulla quando i loro amici maschi ipersessualizzano le altre donne, così da allontanare da sé l’immagine di “femministe acide e pesanti”? 
Devo spiegare che il Male Gaze abbia degli effetti deleteri anche sulla vita quotidiana delle donne? Che la sensazione di essere costantemente osservate e percepite come oggetti del desiderio impedisce loro di lasciarsi andare, le rende fin troppo consapevoli e insicure del loro aspetto, influisce negativamente sulla fiducia in se stesse e nelle proprie capacità intellettive? Che è direttamente collegato alle statistiche per cui raggiungono meno l’orgasmo rispetto agli uomini? (9) Chiaro che, se stai sempre lì a domandarti se in questa angolatura stai bene, avrai altro per la testa rispetto al godere dell’esperienza! Emma sottolinea che sia stato riscontrata una tale interiorizzazione del Male Gaze nelle donne che possano sentirsi osservate persino se sono da sole. E, accidenti, anche Helen Fielding nel Diario di Bridget Jones fa inserire nella lista di cose da evitare della sua eroina “Comportarsi in modo sciatto in casa: fingere sempre che qualcuno ti stia osservando.” E glielo fa scrivere fin dalla prima pagina. (10) Eppure, a rigor di logica, non potremmo mai definire Bridget Jones un libro con un forte punto di vista maschile… 
Devo spiegare che questa ipersessualizzazione delle donne (e il desiderio di potere che nasconde) non sparisca manco nelle scene di violenza e anzi venga incoraggiata? Che esista un intero filone di horror, i film slasher, in cui si indugia tantissimo sui corpi seminudi delle vittime torturate (quasi sempre colpevoli di non essere vergini o di essere troppo ingenue) e l’assassino le penetra con varie armi per ammazzarle? Che essendo percepite come oggetti il loro dolore serva solo per fare ancora più scena, ma non si assuma il loro punto di vista empatizzando, bensì un punto di vista esterno e voyeuristico? Che tutto questo passi il messaggio che la violenza sia sexy e il sesso debba essere violento per essere goduto appieno? (11)
Devo anche spiegare che il pubblico non sia composto solo da uomini cis etero e machisti ma anche da persone di altre identità di genere e orientamenti sessuali/affettivi, e che usare il Male Gaze come standard lascia del tutto fuori la loro prospettiva del mondo, le loro storie e il loro sguardo? Spieghiamolo, io ho tempo.  
Ma adesso veniamo a una delle critiche mosse di più a Mulvey fin da quando nel 1975 ha pubblicato il suo lavoro e dato il la alla Feminist Film Theory: l’esistenza del Female Gaze, lo sguardo desiderante femminile. 
Negli harmony, nei film come Orgoglio e Pregiudizio del 1995 per la BBC, è possibile vedere uomini sessualizzati e desiderati da donne eterosessuali. (12)
Eppure c’è una differenza cruciale: nella stragrande maggioranza dei casi, con l’eccezione famosa di film e serie TV di Sex and the City, per quanto si possa indugiare sui pettorali dei personaggi maschili, essi non sono introdotti nella storia mutilandoli della testa, non sono inquadrati soffermandosi col rallenty sulle loro parti del corpo sexy, si muovono e parlano ed agiscono con l’ambiente circostante a prescindere dallo sguardo femminile, e l’effetto che ha la loro sessualizzazione non è oggettivante ma empowering/edificante
Più sono desiderati, nel Female Gaze, più significa che siano intrinsecamente potenti. 
Ma prendiamo uno dei miei esempi preferiti per illustrare il concetto: Hugh Jackman, che rappresenta sia l’eroe virile in cui il pubblico maschile può riconoscersi sia il soggetto desiderato di buona parte del pubblico femminile. In un famoso articolo diventato virale sui social è stato mostrato sulle copertine di due riviste, Muscle and Fitness e Good Housekeeping. (13)
Impossibile provare a sostenere che l’essere presentato a petto nudo per una rivista destinata agli uomini etero servisse ad oggettificarlo, e per estensione oggettificare loro. Hugh Jackman lì è accigliato, dallo sguardo truce, ha gli artigli di Wolverine ed è ridicolmente anabolizzato per i muscoli. Prende completamente lo spazio centrale della copertina in maniera aggressiva, ed incarna una fantasia maschile di onnipotenza. 
Nella rivista destinata alle donne, invece, è sorridente, rasato, in un dolcevita che nasconde i muscoli e lo fa apparire come un uomo normale, sebbene attraente. È sicuramente in primo piano, ma di lato a destra, senza occupare tutto lo spazio della copertina. È un soggetto desiderato dalle donne etero che comprano la rivista, ed è una persona a tutto tondo, non una collezione di parti feticizzate e per cui sbavare. 
Dunque il Female Gaze non è il Male Gaze a parti invertite, e non c’è simmetria tra di loro, essendo riservato a prodotti di nicchia o a brevissimi e sporadici momenti nei film di ampia diffusione (e solo in tempi recenti). 
Ma, grazie al cielo, una delle cose migliori del Female Gaze è che esista anche la sua versione queer. 
Che dire dei film di Céline Sciamma, che spesso esplorano il desiderio saffico, in particolare in Ritratto della giovane in fiamme del 2019? Quando questa storia d’amore tra una giovane aristocratica destinata a un matrimonio forzato e una pittrice indipendente è stata pluripremiata, è stato fatto notare in tutte le salse che fosse un film pieno di sensualità, anche nudità e sessualità femminile (come del resto buona parte degli altri lavori della regista, da La nascita delle piovre a Diamante nero), e tutto questo senza un briciolo di voyeurismo. In una delle scene migliori del film, infatti, la pittrice Marianne dimostra di conoscere alla perfezione, dopo averlo tanto osservato, i gesti abituali del soggetto che deve dipingere, Héloïse. Essendosi resa conto di averla fatta sentire dissezionata e scrutinata, si scusa e dice di non voler proprio essere al suo posto. È lì che Héloïse risponde: “Ma noi siamo nello stesso posto. Esattamente nel medesimo. Venite qui, accanto a me. Guardate. Se voi mi guardate, chi sto guardando io?” e dimostra di conoscere anche lei, dalla sua prospettiva, ogni gesto della pittrice. Héloïse, dunque, non si limita a essere la rappresentazione del desiderio delle due. Risponde, la crea e lo crea con Marianne. 
Mi sono sentita tanto riconosciuta nella sua narrativa, anche se la mia polisessualità esclude le donne binarie. Quella, potevo constatarlo benissimo, per una volta era la mia storia. La mia prospettiva. Il mio desiderio. Il mio sguardo sul mondo. 
È per questo che abbiamo così bisogno di più sguardi desideranti che assomiglino a quello femminile, da interiorizzare e rielaborare. 
È per questo che nel guardare non bisogna mai dimenticare che si viene guardat3 a propria volta, e magari assumersi il coraggio di esplicitarlo, di accettare di essere a propria volta soggetti desiderati e desideranti. 
Quando abbiamo parità e cooperazione al posto di potere e seduzione (14), nella rappresentazione e nell’esperienza del desiderio, mostrare i nostri corpi è l’atto più rivoluzionario che esista. 


Fonti:

  1. Cfr. Il video di The Take sul postfemminismo dei primi anni Duemila: https://www.youtube.com/watch?v=oBxgEIcMB6o 
  2. LAURA MULVEY, Visual Pleasure and Narrative Cinema, Screen, 1975. 
  3. https://headlesswomenofhollywood.com/ 
  4. Cfr. il documentario completo sottolineato in inglese: https://www.youtube.com/watch?v=-JtyvOeMSHY 
  5. EMMA, Bastava chiedere! 10 storie di femminismo quotidiano, trad. di Giovanna Laterza, Laterza 2020
  6. Cfr. la raccolta di studi disponibile a questo link: https://www.in-mind.org/article/look-in-my-eyes-i-said-in-my-eyes-antecedents-and-consequences-of-self-objectification 
  7. ROSALIND WISEMAN, Queen Bees & Wannabes. Helping Your Daughter Survive Cliques, Gossip, Boyfriends, and New Realities of Girl World, Three Rivers Press, New York, 2002. 
  8. https://everydayfeminism.com/2016/01/came-out-lesbian-douchebag/ 
  9. https://everydayfeminism.com/2015/12/orgasm-inequality
  10.  HELEN FIELDING, Il diario di Bridget Jones, trad. di Olivia Crosio, Sonzogno, 1998. 
  11.  JUDE ELLISON SADY DOYLE, Il Mostruoso Femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, trad. di Laura Fantoni, Tlon, 2021. 
  12. https://theconversation.com/explainer-what-does-the-male-gaze-mean-and-what-about-a-female-gaze-52486/ 
  13. https://the-orbit.net/lousycanuck/2013/08/22/hugh-jackman-for-men-vs-hugh-jackman-for-women/ 
  14. https://www.perthfestival.com.au/media/nqfhguvf/media-kit-portrait-of-a-lady-on-fire.pdf

 

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