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La possibilità di scegliere: autodeterminazione e filosofia umanistica

09-26-2021 18:15

Sydney

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La possibilità di scegliere: autodeterminazione e filosofia umanistica

Tempo di lettura 5'

Autodeterminarsi, crearsi, scegliere da sé e per sé sono diritti che oggi rivendichiamo, che interi Stati negano (1), eppure è un concetto niente affatto nuovo, “alla moda” e neppure tipico soltanto delle più giovani generazioni (2) (l3 cd. snowflakes). L’autodeterminazione è un’idea che affonda le radici nel concetto stesso di dignità umana e di humanitas (3). Ma ad una realtà tanto presa da numeri e dati, da informazioni spesso gestite proprio da chi argina l’autodeterminazione o semplicemente a digiuno disperato di umanità (sì, anche di studi umanistici) può sfuggire quanto plasmare se stessƷ e il mondo circostante non è semplicemente un mantra capitalistico.

L’essere umano come riformatore attivo e dinamico della realtà è un potente lascito della speculazione filosofica umanistica e, a sua volta, del patrimonio concettuale e letterario greco-romano. Fare dell’uomo (scil. essere umano) un punto in movimento fra la materia e il pensiero è ciò che cambia per sempre il modo di intendere la dignità umana.

Il Medioevo non ignorava l’humana dignitas (dignità umana) ma la intendeva come l’opportunità di raggiungere la salvezza eterna, previo distacco dal mondo terreno. In questo caso, la realtà è per l’essere umano un vortice centrifugo che lo allontana dal suo, presupposto in tale prospettiva, cardine, Dio (4). Per un filosofo come Marsilio Ficino, invece, il mondo è “entità degna di essere indagata e amata […], perché l’amore […] è l’atto cognitivo per eccellenza che rende l’uomo capace di rimodellare il tutto secondo i principi del suo Divino Architetto” (5).

Ma non basta. Per Ficino la dignità umana è nell’essere, per Pico della Mirandola addirittura nel divenire. E qui arriviamo a un punto sorprendentemente vicino.

Allievo di Ficino, Giovanni Pico della Mirandola rimane celebre per la sua orazione De hominis dignitate (Sulla dignità dell’uomo, 1486) (6) in cui fa del divenire, e non dell’essere, il fulcro dell’essere umano. Prescindendo dai tratti specisti inevitabilmente presenti, è interessante notare come per questo altro filosofo umanista l’uomo possegga un dinamismo fin dalla nascita che è ancora più forte. L’essere umano è ciò che è proprio perché la sua eccellenza non è legata a schemi prestabiliti, a forme predeterminate o ruoli imposti dall’alto (sì, ruoli di genere, sto guardando rabbiosamente proprio voi). La dignità dell’uomo è nella sua piena e assoluta libertà di autodeterminazione. “A lui non è stata imposta un’essenza già fatta, ma gli è stata offerta una gamma infinità di possibilità di farsi; la sua è una natura multiforme, camaleontica, grazie alla quale gli è concesso di mutarsi in quel che vuole. In ciò consiste la sua dignità: nel non aver ricevuto il suo essere completo sin dall’inizio, ma nel poterlo formare secondo libero arbitrio. Non c’è alcun limite che possa ostacolarlo, né esiste alcun ruolo preciso nello schema gerarchico del creato cui sia costretto a soggiacere” (7).

Certo, non stupisce affatto che una formulazione tanto prorompente del concetto di autodeterminazione sia stata poi fortemente ridimensionata, successivamente, dal servo arbitrio di Lutero e Calvino e dal clima spietato della Controriforma (8). Non stupisce neanche il fatto che le speculazioni filosofiche umanistiche si ripresentino per problematiche odierne, questo avviene anche per la storia della lingua. Quel che stupisce, invece, è che autori e idee che sono alla base della moderna civiltà europea possano passare in sordina proprio quando formulano concetti che riverberano la libertà di fondo che è implicita nell’ essere (non solo umano) e che in alcune parti dell’Europa e, sì, anche in Italia si stenta a riconoscere. Oppure stupisce con un certo orrore che si preferisce riservare questa innata capacità umana ad essere libera creatrice di se stessə a poche e opprimenti persone. Ovunque si limiti l’autodeterminazione si fa, letteralmente, un torto all’umanità.

Fonti:

  1. Uno fra tutti è l’Ungheria, cfr. ad esempio il rapporto di Amnesty International (che usa tuttavia terminologia non ottimale per la comunità LGBTQIA+), https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2019-2020/europa-e-asia-centrale/ungheria/. Cons. il 30/06/2021
  2. Le generazioni, da quella Millennial in poi, sono facili bersagli delle critiche (infondate) di quelle precedenti e dei fenomeni di ageism, https://www.bbc.com/worklife/article/20171003-millennials-are-the-generation-thats-fun-to-hate. Cons. il 30/06/2021
  3. Sul concetto di humanitas, cfr. Oniga, Renato, La genesi del concetto di humanitas nella commedia latina arcaica, in Fabiana di Brazzà, Ilvano Caliaro, Roberto Norbedo, Renzo Rabboni e Matteo Venier (a cura di), Le carte e i discepoli. Studi in onore di Claudio Griggio, Udine, Forum, 2016, pp. 21-30; Martínez Sánchez, Ángel, La idea de Humanitas en M.T.Cicero. in Daimon Revista Internacional de Filosofia, (62), 2014, 123–138. https://doi.org/10.6018/daimon/167921; Toussaint, Stéphane e Lollini, Massimo, Humanitas vs antropologia: l'attualità della rivoluzione umanista di Marsilio Ficino, in Annali d'Italianistica 26, Humanisms, Posthumanisms, & Neohumanisms, 2008, pp. 61-75. Sulla dignità umana e il pensiero umanistico, cfr. Kristeller, Oskar Paul, La dignità dell’uomo, in Concetti rinascimentali dell’uomo e altri saggi, Firenze, 1978, pp. 3-27.
  4. Stanco, Michele (a cura di), La letteratura inglese dall’Umanesimo al Rinascimento, 1485-1625, Roma, 2016, pp. 40-42.
  5. Id., p. 42. Cfr. anche Ficino, Marsilio, Theologia Platonica, in Id.¸ Opera Omnia, Torino, 1971, pp. 78-424, in particolare i passi III, 2; XII, 1; XVI, 3; p.119, 265, 373.
  6. Pico della Mirandola, Giovanni, Garin, Eugenio (a cura di) Oratio de hominis dignitate, Pordenone, 1994.
  7. Stanco, Michele (a cura di), La letteratura inglese dall’Umanesimo al Rinascimento, 1485-1625, pp. 42-43.
  8. Id, p.43.

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