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La libertà di definirsi

04-20-2021 12:03

Silvia Selviero

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La libertà di definirsi

Tempo di lettura 6'

«Ciao! Ha appena creato pure te?»

«Sì! Sta scrivendo di me solo da mezz’ora… tu chi sei?»

«Stando a quello che leggo qua sopra, sono Sam, 32 anni, un paio dei quali passati a spegnere incendi con la Protezione Civile in Puglia, e nel tempo libero mi piace viaggiare. Mi sa che s’era capito.»

«Sì, vedo, ti ha disegnato dei borsoni… Be’, io sono Lidia, 24 anni, e amo scrivere. Cancro ascendente Sagittario, viaggiatrice anch’io, nel tempo libero faccio la traduttrice, l’interprete e la sottotitolatrice, e per me stessa uso i pronomi femminili. Quindi, dirò che sono natA, che sono una lei, e così via.»

«… Scusa? No, cioè, tutto a posto tranne l’ultima. Lo vedo che sei una ragazza, che lo dici a fare?»

«E tu che ne sai che non sono una persona non binaria? Non sempre si nota dall’aspetto fisico e dai vestiti, se io mi sento una donna, un uomo o queer.»

«No, amen, ho capito, sei una di quelle… io me ne torno nell’Iperuranio, grazie, mi sono già stancato! Autrice? Autrice, fammi uscire! Cazzo, non risponde.»

«Ebbene sì, mi sa che sei bloccato con me. Ha detto che andremo avanti per le prossime tre pagine.»

«Ahà! Mi hai chiamato “bloccato” senza neppure conoscermi! E tu che ne sai che io per me stesso uso i pronomi maschili, che sono natO da pochi minuti e che sono un lui, signorina saputella?»

«Perché ti ho ascoltato e ho visto come parli di te. E comunque, dài, non c’è bisogno di stare così sulla difensiva!»

«Almeno “signorina” lo posso dire, o ti offendi pure per questo?»

«Se vuoi che ti tratti come mia nonna arrabbiata sì. E non vale solo per te, eh, vale per tuttɜ.»

«Ci mancava la schwa…»

«Spiegami perché ti ho dato fastidio. Fidati, la filosofia mi piace, non me la prenderò.»

«Perché io dico basta con queste etichette, e meno male che ti piace filosofare! Ovunque vada, sento solo parlare di queste terminologie nuove per parlare di orientamenti sessuali e identità di genere, e per stare al passo con i tempi pretendono che le adotti, sennò sei all’antica, sei out, e se fai notare che sono inutili dicono che manchi di rispetto! Non è più semplice dire che siamo esseri umani, senza doverci rinchiudere in mille categorie nuove? A me sembrano solo, cioè, tentativi di settorializzare, dividere, ghettizzare e complicarsi la vita, perché “Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender” più o meno ancora ancora si capisce, ma il resto di ASDFNMWXYZ e altre lettere a casaccio che stanno spuntando adesso sono sovrastrutture.»

«Mmmh. Hai detto varie cose interessanti – giuro, non sto sfottendo.»

«Ah, sì? Illuminami.» 

«Per esempio, ritieni che definire, più che etichettare, l’identità di genere e l’orientamento sessuale o romantico siano divisioni e categorizzazioni odiose, ma non hai problemi a essere definito dal tuo nome anagrafico, la tua età, che è una convenzione, dal titolo di viaggiatore o lavoratore per la Protezione Civile, o dal concetto di tempo cronologicamente inteso per cui hai passato due anni a spegnere fenomeni pericolosi definiti incendi in un’area che chiamiamo Puglia! Manco delle mie definizioni hai detto nulla, finché non ho specificato i miei pronomi. Sicuro che crolli il mondo per qualche definizione su genere e sessualità? Oppure sei tu che hai qualcosa di preciso contro?»

«Ovvio che ce l’ho: l’amore è amore, chi sei lo sai solo tu, quindi a che pro complicare una cosa semplice con delle nomenclature tanto differenziate?»

“Hai anche detto “semplice” due volte. Mi verrebbe da pensare che in realtà ti scocci di capire tante definizioni che per te stesso non userai mai. E questa è pigrizia e non volontà di porre rimedio alla tua ignoranza, solo perché la cosa non ti tocca personalmente.»

«Non mi pare. Sono qui che ti sto ascoltando, e se la cosa mi riguarda non lo puoi sapere. Dammi dei buoni motivi per cui le definizioni su genere e sessualità servono

«Va bene. Primo: ogni termine ha una storia. Anche “gay” e “lesbica” ne hanno una diversa tra di loro, visto che il primo è molto più recente del secondo, eppure entrambi designano chi è omosessuale, parola che si usa solo dall’Ottocento. Ma credi che quel tipo di amore non esistesse da molto prima sotto altre diciture, tutte molto indicative di quelle società? “L’amore che non osa pronunciare il suo nome”, “gross indecency” (1), il “vizio greco” (2), “uranista” (3), “invertita” (4)… E bisessuale, che è nato in ambito botanico sempre due secoli fa e adesso si usa per le persone che amano più di due generi? (5) E questo solo per gli orientamenti, sia chiaro. Se poi elenchiamo quali identità di genere esistano nel mondo oltre il binario di “uomo” o “donna”, dai Two Spirits alle Hijra a* Chukchi a* Fa’afafine (6), o dai femminielli napoletani che ormai sono quasi scomparsi (7), ci sono tutte soggettività specifiche che parlano della storia di una cultura, di un popolo, di un’epoca coi suoi codici, valori, tradizioni, regole, e non si può appiattire nella nozione di “travestitismo” solo perché da occidentali ignoranti e dalla memoria corta ci fa comodo cancellarle.»

«Ok, questo è il passato. E i termini moderni? Gender-questo, gender-quello, Pincopallo-sessuale, che valori avrebbero?»

«Mica la storia smette di essere scritta nel momento in cui la vivi. Vogliamo parlare di chi è bisessuale e attraverso i social ha trovato uno spazio di espressione, di crescita per la sua comunità? (8) Spesso questo spazio nelle associazioni fisiche viene negato, per bifobia. (9) Di certo non vive la cosa allo stesso modo di gay e lesbiche, o di chi non si definisce bisessuale e “lascia decidere agli altri cosa sia”. E poi c’è anche la storia dell’attivismo di Tumblr per le persone pansessuali, asessuali/aromantiche, o non binarie, che gradualmente ha influenzato quello fuori dal web.(10) Diverso ancora è il caso della comunità intersex, che si è mossa prima in ambito medico negli anni Ottanta-Novanta, con associazioni come l’AISSG e l’ISNA, e poi è approdato sul web: ancora, tutt’altro senso di appartenenza e implicazioni storiche.(11) Ma è sicuro: più la società di massa sente parlare di queste cose, e le rappresenta anche nei media, più essere LGBTQIA+ si normalizza. Il che mi porta al punto numero due: chiamare le cose con un nome preciso ha effetti molto positivi, sia nelle persone che si riconoscono in queste definizioni, sia in chi le circonda

«E ci sono degli studi che ne parlano?»

«Certo! (12) Un sacco! (13) Prendi per esempio le serie tv: dalla fine del secolo scorso a oggi hanno analizzato come la rappresentazione di gay, lesbiche, bisessuali, transgender e non solo sia cambiata, notando che i personaggi che si definivano tali sono incrementati di parecchio negli anni Duemiladieci, e le loro storie sono diventate sempre meno stereotipate, più complesse, e non girano più attorno solo a problematiche che li dipingono come criminali, vittime, migliori amici senza relazioni stabili, o reietti e personaggi secondari. E appaiono non solo in prodotti di nicchia, ma sempre più rivolti a un pubblico generico, lo stesso che magari guardando Will & Grace nel 1998 ha cominciato a trovare normali le relazioni tra uomini, e oggi sa di avere tante amicizie che si identificano come LGBT+, appunto perché se ne parla, si conosce l’argomento, e si ha molta meno paura di uscire allo scoperto e rendere nota la propria esistenza se si è tali! Adesso si fa sempre più coming out a un’età meno avanzata, durante l’adolescenza, ci si vive molto più serenamente (14), e in tv ci sono molti più personaggi senza vicissitudini esageratamente tragiche di mezzo in cui immedesimarsi, dai quali trarre ispirazione, e imparare ad accettare certi lati di sé. (15) Tutto questo ricade negli effetti positivi della rappresentazione. Chiaramente coinvolgono anche persone vere, del mondo dello spettacolo, che fanno coming out e usano la loro popolarità per fare dell’attivismo e accrescere la consapevolezza su queste tematiche. I modelli da seguire sono importanti, e hanno effetti profondi nella vita reale!»

«Sì, be’, ok, anche a Scienze della Comunicazione ti insegnano che ciò che non viene mostrato o nominato nei media non esiste, si chiama “ipotesi dell’agenda-setting”… (16) ma una volta che una definizione l’hai data, cosa ti ci attacchi a fare?»

«Eh, qui entra in gioco la terza motivazione: il senso di appartenenza. Hai idea del benessere che si prova, se una definizione ha dato un senso al tuo caos identitario, sapere che esistono altre persone come te, e puoi ritrovartici insieme? Gli esseri umani hanno bisogno di fare gruppo dalla notte dei tempi, ancor più se fanno parte di una minoranza stigmatizzata e magari durante la crescita in un paesino bigotto credevano che “queer” volesse dire “vecchia strega”!» (17)

«Il rischio del ghetto però così è reale, e ci si irrigidisce, e non si riesce più ad avere a che fare col mondo esterno, perché la tua definizione poi ingloba tutta la tua identità! Come puoi pensare che arrivare all’estrema ortodossia sia una cosa buona?» (18)

«Questo è l’eterno dilemma sulla militanza politica. Sta di fatto che non puoi decretare quanto una persona sia libera oppure no in base all’importanza che dà al nome di questa parte di sé. Sono tematiche intimiste, dunque ciò che significano per te e come caratterizzano la tua quotidianità è del tutto soggettivo. Sì, a volte stare in una comunità marginalizzata ti dà quel sapore sovversivo di andare contro l’opinione dominante, ma perché dovrebbe essere per forza un ghetto, e non un luogo di incontro-scontro florido in cui far germogliare nuove idee? La differenza sta sempre nella mentalità di chi ne fa parte, e quanto equilibrio, quanto ricambio c’è tra il dentro e il fuori! (19) E poi…»

«E poi?»

«Mi viene da pensare a Drilla, il libro di Andrew Clements. (20) (21) (22) Il protagonista, Nick, ragazzino eterosessuale e cisgender, fa un po’ la stessa cosa con un mezzo diverso: un giorno decide che la parola “penna” verrà sostituita da “drilla”, e anche se si mette contro la maestra, Mrs. Granger, che rappresenta il potere della tradizione, delle convenzioni sociali, e soprattutto dell’etimologia e del dizionario, la sua piccola rivoluzione contagia anche chi gli sta attorno ed esce dalle mura scolastiche. Insomma, “drilla” nel romanzo diventa una parola a tutti gli effetti, ma non rimpiazza mai “penna”, si affianca soltanto, da pari a pari, come possibile termine. Ed entro la fine della storia Nick fa anche pace con Mrs. Granger, ne riconosce l’ampia cultura e l’ispirazione, e tutt’e due convivono pacificamente scegliendo in libertà quale termine usare per lo stesso oggetto. Questo giusto per dimostrarti il punto numero quattro: la sovversione creativa delle norme è una prerogativa umana, non solo LGBTQIA+, e più parole conosci e più comprendi le sfumature della realtà, l’arricchisci, ragioni in modo più profondo e articolato, e anche la tua intelligenza ti ringrazia!»

«Mmmh… eppure continuo a pensare che qualcosa non vada in questo discorso. Se questi due borsoni che mi hanno disegnato hanno un senso, secondo me meglio alleggerirsi la vita, portare con sé solo lo stretto necessario. Eliminiamo odio, incomprensioni, inscatolamenti inutili, e torniamo a uno stadio dove siamo persone, pure e semplici.»

«Il concetto del tornare alla ‘purezza originaria’ talvolta è molto vero. Sai… in uno dei miei viaggi in Asia ho conosciuto un maestro di Judo che mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai: la pratica è come un cerchio. Parti da zero gradi, per poi essere decimo grado, nono, ottavo, settimo… e infine ritornare al grado zero, quando prendi la cintura nera. Completare il cerchio è tornare alla purezza del grado zero, e da lì ricominciare ad imparare con occhi nuovi, su un nuovo livello. Peccato che per tornare allo zero c’è tutto il percorso in mezzo, tutti i livelli di pratica, esperienza, acquisizione di tecniche e nozioni e conoscenze, e non puoi prescindere se vuoi intraprendere questo cammino. Così come non puoi, secondo me, dire di voler comprendere la comunità LGBTQIA+ e sperare che si ritorni al grado zero se quella stessa comunità è in cammino, e sta definendo il suo percorso recentemente, dopo secoli di oppressione e cancellazione.»

«Sì, be’, messa così… mi rendo conto che è un po’ un discorso da privilegiato. E io non voglio svuotare il bagaglio dall’empatia, solo dai preconcetti. Anche se non dovessi mai aver bisogno di definirmi lesbica, trans, queer, genderfluid, non binario, ti rispetto, se per il tuo equilibrio devi.»

«La cosa probabilmente ti stupirà, ma io sono cis etero. Però credo lo stesso che normalizzare il dire i miei pronomi quando mi presento serva a svuotare da qualche automatismo di troppo i rapporti sociali.»

«Ah! Capito. Boh, mo’ te lo dico: io so che di solito mi piacciono le donne, sia sentimentalmente sia sessualmente, ma una volta ho provato qualcosa di simile per un mio amico… che forse potrebbe riguardare anche altri uomini. Non è mai successo nulla, e sto bene così. Se capita di scoprirlo, capita, sennò pace e bene. Da questo punto di vista sto sereno.»

«Certo, anche perché la sessualità è molto più fluida e meno granitica di come ci insegnano…» (23)

«Non ci provare! Con me le definizioni non attaccano! A me non importa di essere “gay”, “etero”, “bisex”, “pansex” o quello che vuoi tu, tanto la mia verità la conosco solo io: sono Sam, punto. E amo come amerei solo io, su otto miliardi di esseri umani sulla faccia del pianeta.» 

«E ti rispetto: ciò che è valido per me non dev’essere per forza valido pure per te. Basta che tu sappia che entrambi gli approcci alla questione sono meritevoli.»

«Grazie della chiacchierata.»

«Grazie di aver filosofato con me.»

«Questo fa di me un “filosofo”?»

«Solo se senti che questa definizione si applichi a te. Sei libero.»


Fonti

  1. Cfr. Gross Indecency: The Three Trials of Oscar Wilde, pièce teatrale di Moisés Kaufman, debuttata il 5 giugno 1997 al Minetta Lane Theater di New York. 
  2. Angela Alberto, Amore e sesso nell’Antica Roma, Oscar Mondadori, 2012.
  3. Raffalovic Marc André, L’uranismo, inversione sessuale congenita: osservazioni e consigli, Bocca, Torino, 1896. (L’uranisme. Inversion sexuelle congénitale. Observations et conseils, edizione originale andata perduta ma consultabile in archivio online, 1895.)
  4. Hall Radclyffe, Il pozzo della solitudine, Corbaccio, Milano, 2008. (The Well of Loneliness, prima edizione originale a cura di Jonathan Cape, 1928.)
  5. https://www.wikipink.org/index.php/Bisessualit%C3%A0  – link consultato il 19/08/20
  6. https://www.spectrumsouth.com/history-science-gender-fluidity/  – link consultato il 19/08/20
  7. http://pierrelepori.com/wp-content/uploads/2014/04/Femminielli_italiano.pdf (pdf) – link consultato il 19/08/20
  8.  https://orgogliobisessuale.weebly.com/compendio/la-definizione-di-bisessualit – link consultato il 19/08/20
  9. https://progettogenderqueer.wordpress.com/2019/03/15/orgoglio-bisessuale-andrea-pennasilico/ – link consultato il 19/08/20
  10. https://www.bustle.com/p/emerging-lgbtq-labels-allow-people-to-feel-more-at-home-in-their-identity-18008147 – link consultato il 19/08/20
  11. http://www.intersexesiste.com/i-movimenti/ – link consultato il 19/08/20
  12. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2000838/ – link consultato il 19/08/20
  13. https://surface.syr.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1163&context=thesis (pdf) – link consultato il 19/08/20
  14. https://sundial.csun.edu/88642/cultureclash-lifestyle/the-effect-of-lgbt-characters-in-our-generation/ – link consultato il 19/08/20
  15. https://www.vox.com/identities/2016/12/5/13834432/lgbtq-representation-media-supergirl – link consultato il 19/08/20
  16. https://www.lacomunicazione.it/voce/agenda-setting/ – link consultato il 19/08/20
  17. AA.VV., Le cose cambiano: storie di coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita, Isbn/Guidemozzi Editore, 2013. (It Gets Better: Coming Out, Overcoming Bullying, And Creating a Life Worth Living, Dutton Publishing, 2011.)
  18. https://www.psychologies.co.uk/lgbtqia-would-life-be-better-without-labels
  19. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4337813/ – link consultato il 19/08/20
  20. Clements Andrew, Drilla, prima edizione a cura di Biblioteca Universale Rizzoli Ragazzi, 1996. (Frindle, Aladdin Paperbacks di Simon & Schuster, 1996.)
  21. https://www.ascoltandolefigure.it/drilla/ – link consultato il 19/08/20
  22. https://libringioco.blog/drilla-andrew-clements/ – link consultato il 19/08/20

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